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Il nostro West - armigeridelpiave.it

41 Il nostro West ALESSANDRO BISON E ROBERTO PERIN FOTO DI LUCIANO ZOPPELLARO 1861 L Italia (non tutta, in verit ) finalmente unita. A par-te alcune propaggini ancora austriache e Roma, per la quale sarebbe stato necessario attendere il fatidico 20 settembre 1870, l Italia era finalmente una ma, come noto, la resistenza all -annessione al Regno d Italia si sarebbe ben presto esplicata anche attraverso il fenomeno del brigantaggio. Questo fatto costituisce un elemento importante della nostra storia che , in realt , la storia di un arma: la pistola a rotazione da Reali Carabinieri. Correva l anno 1861, dicevamo, e l ex Regno delle Due Sicilie, anche se an-nesso all Italia, era tutt altro che pacificato , dato che le bande di briganti, a-dottando le tecniche della guerriglia, stavano mettendo a dura prova le truppe italiane impegnate nella zona.

43 scarsa fiducia delle alte cariche dell’Esercito nel soldato italiano, che disponen-do di un fucile “ad elevata celerità di tiro” avrebbe sprecato inutilmente muni-

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1 41 Il nostro West ALESSANDRO BISON E ROBERTO PERIN FOTO DI LUCIANO ZOPPELLARO 1861 L Italia (non tutta, in verit ) finalmente unita. A par-te alcune propaggini ancora austriache e Roma, per la quale sarebbe stato necessario attendere il fatidico 20 settembre 1870, l Italia era finalmente una ma, come noto, la resistenza all -annessione al Regno d Italia si sarebbe ben presto esplicata anche attraverso il fenomeno del brigantaggio. Questo fatto costituisce un elemento importante della nostra storia che , in realt , la storia di un arma: la pistola a rotazione da Reali Carabinieri. Correva l anno 1861, dicevamo, e l ex Regno delle Due Sicilie, anche se an-nesso all Italia, era tutt altro che pacificato , dato che le bande di briganti, a-dottando le tecniche della guerriglia, stavano mettendo a dura prova le truppe italiane impegnate nella zona.

2 Inizialmente, in virt della loro mobilit , furono i Bersaglieri ad essere im-pegnati nella lotta contro i briganti. In seguito fu la volta dei Carabinieri. Ben presto fu evidente che i briganti, da bravi guerriglieri, attaccavano di sorpresa e a colpo sicuro. Diventava, perci , pressante la necessit di dotare le truppe di un arma efficiente e moderna, che permettesse anche al singolo isolato di far fronte ad un congruo numero di assalitori, a loro volta armato, nella maggior parte dei casi, con armi non modernissime: a parte il trombone, che spesso nel-l iconografia popolare accompagna i fuorilegge, i briganti erano armati di dop-piette da caccia, di pistole ad avancarica, dei tipici pugnali di fattura meridiona-le, probabilmente di molte armi ex borboniche riciclate e, naturalmente, di quelle tolte al nemico.

3 La scelta cadde su un prodotto all epoca modernissimo che, con poche mo-difiche, sarebbe diventato la nostra 1861, la prima arma di ordinanza dell Italia Unita ad essere concepita ex-novo. Se consideriamo la lunga storia delle armi di ordinanza dell Esercito Italiano dall Unit ad oggi, troveremo ben pochi esempi di adozione di armi concettual-mente nuove , ed a dire il vero ce ne vengono in mente solo tre: l adozione del fucile Vetterli, che fu adottato nel 1870 per sostituire il Carcano del 1868 (una trasformazione a retrocarica dei precedenti fucili a luminello). Mutuato dalla versione adottata dall Esercito svizzero, a differenza di quest ultimo utilizzava cartucce a percussione centrale (nella versione svizzera erano a percussione a-nulare) e mancava del sistema di ripetizione, che sul Vetterli svizzero era del tipo Kropatschek.

4 La mancanza del sistema di ripetizione si pu spiegare con la 42 Briganti ed il loro armamento, tratti da Il brigantaggio in immagini di Carlo Palestina 43 scarsa fiducia delle alte cariche dell Esercito nel soldato italiano, che disponen-do di un fucile ad elevata celerit di tiro avrebbe sprecato inutilmente muni-zioni, e forse anche con la scarsa fiducia nel sistema Kropatschek, magari rite-nuto poco adatto agli strapazzi ai quali sarebbe stato soldato italiano. Il problema fu risolto definitivamente nel 1887 con l adozione del si-stema di alimentazione Vitali (la Regia Marina segu una strada autonoma, con le modifiche Bertoldo del 1882 e Ferracci del 1890).

5 La pistola Mauser 1899 per la Regia Marina, che fu la prima pistola automatica ad essere adottata su larga scala da una Forza Armata e che, probabilmente, piacque molto anche per la possibilit di trasformarla in una piccola ed efficiente carabina, mediante l -applicazione del caratteristico calciolo-fondina, dotando, cos , i marinai di un -arma compatta, potente (soprattutto in confronto ai nostri revolver mod. 1874 e 1889), relativamente maneggevole e in grado di erogare un elevato volume di fuoco. Durante le prove per l adozione fu verificato che l arma era sufficiente-mente potente da abbattere un cavallo, mettendo cos i nostri marinai in grado di difendersi anche da attacchi di cavalleria nel non improbabile caso, visti i tempi e le aspirazioni coloniali italiane, che qualche drappello fosse sbarcato chiss dove per mostrare i muscoli della nostra Italietta.

6 Della nostra 1861, a distanza di 140 anni dalla sua adozione, a colpirci proprio la modernit con-cettuale rispetto non solo alle armi precedentemente in dotazione, che spesso Lefaucheux mod. 1861 da con alcune rare cartucce a di recente as-semblaggio 44 Lefaucheux tratto da L. SALVATICI, Pistole Militari Italiane, ed. Olim-pia-1985 Colt 1860 Army 45 Confronto tra le due armi coetanee , appare evidente la diversa lunghezza e praticit del porto tra le due armi Osservate la notevole lunghezza del tamburo Colt rispetto alla Lefaucheux. Indica la diversa capacit delle camere del tamburo e la conseguente maggior potenza della Colt. In compenso la Lefaucheux, oltre a pesare circa 200 grammi in meno si carica con velocit sorprendenti rispetto a qualsiasi arma ad avancarica 46 erano pistole ad avancarica derivate (per trasformazione) da precedenti modelli a pietra focaia, ma anche alla molto pi quotata, e coeva, produzione d oltre oceano (potenza del grande ).

7 Da queste considerazioni nata l idea di titolare l articolo: perch nel bene e nel male, anche la 61 costituisce un simbolo di un epoca in cui in Italia la frontiera era meno tangibile, ma non per questo meno viva nelle menti di coloro i quali vissero le prime tumultuose fasi dell Unita d Italia. Abbiamo pensato quindi di confrontare la nostra pi-stola con la coeva produzione d oltre oceano, segnatamente le Colt Navy e Army. A dire il vero, bisogna ammettere che la mod. 1861 non sfigurava affatto, anzi: probabilmente assuefatti a considerare le pistole a spillo come armi dozzi-nali e di maneggio poco sicuro ed oltretutto anche fragili, condizionati nel no-stro giudizio dalla vista di innumerevoli esemplari replicati in Belgio e Spa-gna da (fortunatamente per loro) sconosciuti artigiani, abbiamo dimenticato l e-sistenza dei molto pi rari (e seri) esemplari militari.

8 Confrontiamo quindi le armi in questione: la Colt e la Riportia-mo le due armi disegnate in esploso e due foto, per aiutare il confronto struttu-rale. Hanno entrambe il telaio aperto, ma mentre nella prima il sistema di bloc-caggio canna-castello avviene con un traversino passante nell asse del tamburo, nella seconda questo avviene per avvitamento e successivo bloccaggio alla par-Lefaucheux canna corta 47 te inferiore del castello con una vite. Sistema poco pratico e che richiede l uso di un attrezzo (cacciavite, ) per smontare la pistola, diranno i soliti esterofili , aggiungendo magari che una volta persa la vite .. E noi ribatteremo che, nel corso degli anni, probabilmente era la canna di una Colt a cominciare a ballare prima (ne sanno qualcosa i collezionisti che possiedono esemplari riparati d epoca proprio nella zona della giunzione canna-castello).

9 Inoltre, per quanto sia spiacevole perdere la preziosa vitina della Lefaucheux, questo almeno non comporta lo sfilamento della canna (s , perch se difficile perdere il traversino che in apertura viene fermato a fon-do corsa da una apposita vitina se per un qualsiasi accidente questo esce dalla sua sede, la canna della Colt si sfila). Un altra considerazione: attrezzi o non attrezzi, le pistole di questo tipo an-davano s smontate (anche per pulirle dalle fecce derivanti dall uso della polve-re nera), ma probabilmente non cos di frequente come potremmo supporre, proprio per la necessit di non far prendere gioco alle varie parti. Inoltre la Le-faucheux, al contrario delle Colt destinate principalmente agli ufficiali unioni-sti, era data in dotazione anche alla truppa, con tutto quello che ne consegue in termini di possibilit di danneggiare filetti, smarrire vitine, eccetera eccetera.

10 Quindi in ogni caso era molto meglio far visionare periodicamente le armi a un armiere qualificato, dotato del famoso cacciavite, piuttosto che trovarsi per le mani vari pezzi di ferraglia. A proposito: un vecchio manuale, riferendosi al 91, recita .. bene che il cacciavite sia, in massima, maneggiato dal solo capo-squadra, per impedire che soldati inesperti, nell allentare e stringere le viti, ne guastino le teste e le parti vicine all . E si parla di smontare il 91 che, come sappiamo, non certo un esempio di sofisticazione e delicatezza Le pistole a spillo sono fragili : si dir . Relativamente parlando, s . Una pistola a castello chiuso pi robusta di una a castello aperto, ovviamente a parit di materiali impiegati.


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