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GESTIONE DEL RISCHIO NEL DECORSO POST …

Sanitanova Srl GESTIONE del RISCHIO nel DECORSO post-operatorio nel paziente sottoposto a chirurgia protesica di anca e ginocchio Modulo 1 1 Grazie ad un contributo educazionale GESTIONE DEL RISCHIO NEL DECORSO POST-OPERATORIO NEL PAZIENTE SOTTOPOSTO A CHIRURGIA PROTESICA DI ANCA E GINOCCHIO Autore: Anna Sponton, Coordinatore Didattico Corso di Laurea in Infermieristica Universit degli Studi di Milano - Facolt di Medicina e Chirurgia - sezione Garbagnate Milanese Paola Ripa, responsabile orientamento, addestramento e inserimento personale servizi assistenziali, Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI) Responsabile scientifico: Prof.

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1 Sanitanova Srl GESTIONE del RISCHIO nel DECORSO post-operatorio nel paziente sottoposto a chirurgia protesica di anca e ginocchio Modulo 1 1 Grazie ad un contributo educazionale GESTIONE DEL RISCHIO NEL DECORSO POST-OPERATORIO NEL PAZIENTE SOTTOPOSTO A CHIRURGIA PROTESICA DI ANCA E GINOCCHIO Autore: Anna Sponton, Coordinatore Didattico Corso di Laurea in Infermieristica Universit degli Studi di Milano - Facolt di Medicina e Chirurgia - sezione Garbagnate Milanese Paola Ripa, responsabile orientamento, addestramento e inserimento personale servizi assistenziali, Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI) Responsabile scientifico: Prof.

2 Giovanni B. Agus, Direttore della Sezione di Chirurgia Vascolare e Angiologia, Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Specialistiche, Universit degli Studi di Milano Sanitanova accreditato dalla Commissione Nazionale ECM (accreditamento n. 12 del 10/06/2010) a fornire programmi di formazione continua per tutte le professioni. Sanitanova si assume la responsabilit per i contenuti, la qualit e la correttezza etica di questa attivit ECM. Data inizio evento: 15/04/2012; ID evento: 12-30791 Modulo 1: La trombosi venosa profonda: i programmi di prevenzione e la valutazione del RISCHIO tromboembolico individuale Obiettivi formativi Al termine del modulo didattico, l infermiere dovrebbe essere in grado di: valutare le modalit di GESTIONE del RISCHIO nel DECORSO post-operatorio identificare le strategie assistenziali infermieristiche identificare il RISCHIO trombo embolico individuale; approfondire i programmi di prevenzione.

3 Individuare le strategie assistenziali infermieristiche. Sanitanova Srl GESTIONE del RISCHIO nel DECORSO post-operatorio nel paziente sottoposto a chirurgia protesica di anca e ginocchio Modulo 1 2 Introduzione La GESTIONE infermieristica del paziente sottoposto a chirurgia ortopedica presenta alcune peculiarit derivanti dalla limitazione motoria a cui lo stesso va incontro, in proporzione ovviamente al tipo di patologia. Nel paziente sottoposto a chirurgia ortopedica maggiore (che include la protesi d anca e di ginocchio), tra le complicanze postoperatorie il RISCHIO di tromboembolismo particolarmente elevato (vedi Figura 1); nello specifico, nella chirurgia protesica dell anca l incidenza di Trombosi Venosa Profonda (TVP) del 45-70% e il picco di insorgenza tra il quinto e il settimo giorno dopo l intervento chirurgico; di questi casi, circa il 20% dei pazienti con TVP sviluppa embolia polmonare e l 1-3% come conseguenza di essa decede.

4 L intervento per artroprotesi elettiva di ginocchio associato a un RISCHIO di complicanze tromboemboliche venose ancora pi elevato rispetto all intervento per protesi d anca (60-80% di TVP senza profilassi). Per tale ragione l infermiere, in collaborazione con lo specialista ortopedico e l anestesista, ha il dovere di attuare misure preventive e monitorare con accuratezza eventuali segni e sintomi di TVP ed embolia polmonare. Figura 1. Incidenza di TVP in differenti tipi di chirurgia in assenza di idonea profilassi Fonte: Sanitanova Srl GESTIONE del RISCHIO nel DECORSO post-operatorio nel paziente sottoposto a chirurgia protesica di anca e ginocchio Modulo 1 3 La trombosi venosa profonda degli arti inferiori Cenni storici Rudolf Virchow, nell agosto 1846 a Berlino, scopriva l importanza e la causa del tromboembolismo venoso che gi aveva intuito da giovane studente di medicina.

5 Eseguendo 76 autopsie, rilev che erano presenti trombi in arteria polmonare solo nei casi in cui vi era trombosi anche in una vena degli arti inferiori. In seguito, avrebbe evidenziato i fattori responsabili delle trombosi nella triade divenuta celebre con il suo nome. John Homans (1877-1954), chirurgo americano di Boston, prov definitivamente che l embolia polmonare origina dalla trombosi venosa profonda di gamba; propose la legatura della vena femorale superficiale in caso di TVP per prevenire l embolia polmonare (in un momento storico dove non c era ancora la terapia anticoagulante); popolarizz l intervento di legatura alta della vena grande safena come trattamento delle varici.

6 Gunnar Bauer, chirurgo svedese, pioniere della moderna flebologia, contribu alla standardizzazione della diagnosi flebografica della TVP; introdusse il trattamento eparinico della TVP e della insufficienza venosa post trombotica oltre 60 anni fa; consigli la deambulazione precoce nella TVP. Vale ricordare infine, nell ambito del trattamento delle trombosi venose, il nome di Jay McLean che, ricercando da studente del secondo anno di medicina un procoagulante puro nel fegato di cane, sarebbe giunto alla scoperta dell eparina nel 1916.

7 Definizione Per Trombosi Venosa Profonda (TVP) si intende l ostruzione, parziale o completa, di una o pi vene del circolo profondo degli arti inferiori (e/o delle vene della pelvi) dovuta alla formazione di un coagulo di sangue (trombo). Complicanza pi temibile della TVP l Embolia Polmonare (EP) ovvero l occlusione del circolo polmonare ad opera dei coaguli distaccatisi dal trombo periferico. La TVP detta distale se rimane localizzata al polpaccio, prossimale quando coinvolge la vena poplitea e/o tronchi venosi pi prossimali; questa seconda associata ad alta incidenza di EP).

8 Quando una trombosi localizzata nel sistema venoso superficiale, evento assai frequente e potenzialmente causa anch esso di EP, si deve parlare di Trombosi Venosa Superficiale (TVS) invece della vecchia definizione di flebite , ingannevole per patogenesi e prognosi. Tutti questi eventi sono oggi ricompresi nella definizione di Tromboembolismo venoso (TEV). Trombosi venosa profonda (TVP) ed embolia polmonare (EP) Patogenesi Rudolf Ludwig Karl Virchow (1821-1902), che per primo descrisse l associazione tra la trombosi di vene degli arti inferiori e l embolia polmonare, defin la famosa "triade" dei meccanismi patogenetici della trombosi costituita da: Alterazione/lesione della parete vascolare.

9 Il danno endoteliale, dovuto a uno stato infiammatorio e/o a metodiche utilizzate per il trattamento ortopedico, pu stimolare l inizio del processo coagulativo con il rilascio di mediatori specifici. Sanitanova Srl GESTIONE del RISCHIO nel DECORSO post-operatorio nel paziente sottoposto a chirurgia protesica di anca e ginocchio Modulo 1 4 Rallentamento del flusso ematico: favorito dall immobilizzazione post-operatoria, che porta a una riduzione dello stimolo meccanico della pompa muscolare. I fattori procoagulativi tendono a concentrarsi in condizioni di flusso ematico rallentato; ci determina la diminuita rimozione dei fattori di coagulazione attivati e quindi una ipercoagulabilit localizzata.

10 La stasi venosa gioca un ruolo concausale di rilievo, anche se insufficiente da sola nel determinare la TVP. Numerosi studi hanno dimostrato che mezzi fisici in grado di ridurre la stasi (calze elastiche, compressione pneumatica intermittente del polpaccio, elettrostimolazione dei muscoli della gamba) possono diminuire il RISCHIO di TVP, cos come la precoce mobilizzazione del paziente che, anche se di per s insufficiente, rappresenta il primo passo nella prevenzione della TVP postchirurgica. Ipercoagulabilit : viene attualmente ritenuta un meccanismo patogenetico cardine della TVP.


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