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La famiglia adottiva al “banco di prova” …

La famiglia adottiva al banco di prova dell adolescenza, specchio che amplifica e confondeRoberta LombardiPsicologa, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia giuridica, Universit La Sapienza di RomaLa ricerca da cui questo volume prende le mosse si presta a molte chiavidi lettura e a vari livelli di riflessione su quello che pu significare per unafamiglia vivere un adozione difficile che fortunatamente solo in alcuni casiestremi, ma dolorosissimi per tutti i soggetti coinvolti viene a configurarsicome fallimento adottivo. Sono situazioni che vanno immancabilmente inte-se come frutto della peculiarit di un incontro tra due adulti e un bambino(ma che a una visione pi oggettiva coinvolgono molti altri contesti che per solo marginalmente, per semplicit , saranno presi in considerazione in que-sto scritto), effetto di un complesso intreccio di variabili difficilmente ogget-tivabili e nient affatto riassumibili in pochi semplici fattori tentativo di lettura, dunque, non pu che ris

La famiglia adottiva al “banco di prova” dell’adolescenza, specchio che amplifica e confonde Roberta Lombardi Psicologa, psicoterapeuta, dottore di …

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1 La famiglia adottiva al banco di prova dell adolescenza, specchio che amplifica e confondeRoberta LombardiPsicologa, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psicologia giuridica, Universit La Sapienza di RomaLa ricerca da cui questo volume prende le mosse si presta a molte chiavidi lettura e a vari livelli di riflessione su quello che pu significare per unafamiglia vivere un adozione difficile che fortunatamente solo in alcuni casiestremi, ma dolorosissimi per tutti i soggetti coinvolti viene a configurarsicome fallimento adottivo. Sono situazioni che vanno immancabilmente inte-se come frutto della peculiarit di un incontro tra due adulti e un bambino(ma che a una visione pi oggettiva coinvolgono molti altri contesti che per solo marginalmente, per semplicit , saranno presi in considerazione in que-sto scritto), effetto di un complesso intreccio di variabili difficilmente ogget-tivabili e nient affatto riassumibili in pochi semplici fattori tentativo di lettura, dunque, non pu che risultare parziale e ridut-tivo, ma non per questo inutile.

2 Le riflessioni che seguono hanno l obiettivo di analizzare quanto accadeall interno delle famiglie con adozione difficile, utilizzando prevalentementeper la lettura dei dati riportati i modelli teorici sistemico-relazionale e psicodi-namico, e ragionando essenzialmente in termini di dinamiche familiari e dicoppia . Saranno invece tralasciate le considerazioni, ugualmente importantie interessanti, relative alla storia e alle caratteristiche del bambino che sonooggetto di altri interventi. Con tali premesse non si ha l ardire di indicare parametri di rischio del pro-cesso adottivo universalmente dati, ma solamente di proporre elementi diriflessione alla luce di alcune storie di adozioni difficili raccolte e di alcuni datiemersi dallo studio quantitativo, rifacendosi a un analisi della letteraturascientifica prodotta in questi anni e che sembra trovare un certo fondamentoin quei racconti e in quei dati quantitativi raccolti sono stati estrapolati solo alcuni elementi suiquali mi ripropongo di ragionare di seguito.

3 Elementi utili per poter tracciareun primo sommario quadro di dinamiche proprie delle famiglie adottive arischio di Uno sguardo ad alcuni dati della ricercaTra i casi rilevati di minori allontanati dal nucleo familiare adottivo a segui-to di aperto conflitto o difficolt (seppure momentanea) a proseguire la rela-zione genitori-figli, si rilevano un numero elevato di minori adottati insieme auno o pi fratelli (il 42,5% dei casi rilevati, mentre nella popolazione generalele adozioni che riguardano pi minori contemporaneamente si aggirano inmedia intorno a un 13-14% del totale). Dalle storie raccolte emerge come rara-mente l allontanamento coinvolga tutto il gruppo dei fratelli, ma piuttostoriguardi prevalentemente uno solo e nella fattispecie il bambino pi , da rilevare anche il numero di bambini adottati a un et preadole-scenziale o francamente adolescenziale: il 41,9% dei bambini allontanati dalnucleo che li aveva accolti era stato adottato a un et di 9 anni o pi (nellospecifico il 25,2% aveva, all adozione, tra i 9 e gli 11 anni, il 13,5% aveva tra i12 e i 14 anni e, infine, il 3,2% tra i 15 e i 17 anni).

4 Questo dato ha senso soprat-tutto considerando che, in media, le adozioni di bambini di oltre 9 anni si aggi-rano intorno al 10% del totale delle adozioni. Dunque i minori in fascia d et preadolescenziale risultano sovrarappresentati nel gruppo delle adozioni dif-ficili, oggetto di questa indagine. Anche nei casi in cui l adozione difficile coinvolga minori accolti nel nucleoadottivo in et prescolare, comunque il momento della difficolt definito dal-l evento allontanamento si colloca ugualmente nella fase del ciclo di vita dellafamiglia in cui il figlio adolescente. Esplicativa la situazione relativa ai casi diminori adottati tra 0 e 2 anni (rilevati 24 casi), per i quali nell 85% delle situa-zioni (17 minori) l adozione dura oltre 10 anni per sfociare, infine, nell allonta-namento.

5 Ci sta a indicare che anche adozioni precoci non sembrano neces-sariamente garantire un percorso sereno per la famiglia adottiva . Situazioneopposta, invece, per i ragazzi adottati all et di 15 anni e oltre, per i quali ilpercorso adottivo esprime immediatamente serie difficolt (nel 100% dei casientro i due anni dall inizio dell adozione). Ne consegue che al momento dell allontanamento dalla famiglia , momen-to considerato in questo studio come indicativo di difficolt conclamate nelnucleo, i minori coinvolti sono in larghissima parte (86,5%) preadolescenti oadolescenti (nello specifico il 17,8% ha tra i 9 e gli 11 anni, il 38,6% tra i 12 e i14 anni e il 30,1% tra i 15 e i 17 anni).

6 Dai pochi dati sopra esposti, emerge una situazione chiara ma eccessiva-mente semplificata (e il compito che ci proponiamo di dare spessore a que-ste evidenze), ovvero che il fattore et preadolescenziale o adolescenzialedelminore al momento dell adozione si presenta come uno degli elementi dirischio da tener presente per la valutazione di un percorso adottivo. Affrontare77La famiglia adottiva al banco di prova dell adolescenzaRoberta Lombardil adolescenza , quindi, una sfida per le due generazioni coinvolte (genitori efigli), e in quei casi di famiglie adottive si vanno a intrecciare vissuti, aspetta-tive, sentimenti in un cammino non sempre facile in cui ai cambiamenti repen-tini e spesso drammatici del minore (sia di ordine biologico sia psicologico)

7 Siaggiungono anche cambiamenti strutturali dovuti all evento quei dati ci dicono anche che l adolescenza del figlio adottivo momen-to critico anche per percorsi iniziati molti anni prima con bambini adottati pic-colissimi, difficolt di relazione nel sistema familiare che molto probabilmen-te erano gi presenti prima della fase adolescenziale (magari mascherate dasintomi psicosomatici, da difficolt scolastiche o sintomatologie depressive,troppo spesso ancora interpretate al contrario come accondiscendenza o buon carattere del bambino che senza creare problemi aderisce ovvero siappiattisce alle richieste dei genitori e dei suoi contesti di vita comunitaria),ma ai quali non si stati in grado (genitori, operatori psicosociali, personalescolastico ecc.)

8 Di dare ascolto e significato. Per dare senso a questi dati, quindi, ci proponiamo di riflettere sull adole-scenza, intesa qui nella sua doppia veste di delicata fase di sviluppo del bam-bino e di complessa tappa del ciclo vitale della famiglia . Il vertice di lavoroassunto stato quello di evidenziare alcuni giochi relazionali che si svolgonoattorno alla tappa vitale della preadolescenza e adolescenza del figlio adotti-vo e che nelle storie raccolte per questo studio si presentano a volte connes-se all evento fallimento adottivo . Ci proponiamo, in tal modo, di rendereconto di quali correlazioni possano esserci tra una condizione del tutto natu-rale (l adolescenza) e una situazione assolutamente paranormativa (il falli-mento adottivo).

9 Fra tutti abbiamo scelto proprio te che abbiamo voluto! Quante volte abbiamo sentito i genitori adottivi dire ai propri figli frasicome questa. Lo ritroviamo anche nelle favole che alcune coppie inventanoper il bambino loro abbinato (Giorgi, 2003) in cui il momento del primo incon-tro tra i genitori e il figlio spesso fantasticato e narrato come un immediatoe reciproco riconoscersi appartenenti in un vincolo che va oltre le diversit ,in cui immediatamente sentono che era proprio leila bimba che aspettavanoda tanto tempo! (Giorgi, 2003, p. 84).La coppia adottiva chiamata a scegliere (o ad accettare) di essere madree padre di quelbambino, e allo stesso modo necessario che il bambino scel-ga (o accetti) di essere figlio proprio di queigenitori.

10 La fantasia rassicurante78 CONTRIBUTI2. Ridondanze nelle storie di adozioni proprio me che volevate? Ovvero il terrore del non appartenersi a cui le coppie si affidano , quindi, quella di una magica corrispondenza trail sogno e l oggettivit , in un incontro in cui il desiderio e la realt si fondonosenza traumi, magicamente, andando finalmente a ricomporre un quadro diaffetti un tempo frammentato da chiss quale perverso immaginario condiviso della famiglia , l incontro con il figlio adottatoassume ad atto di magica riparazione alla ferita narcisistica dell abbandonoper il bambino, da una parte, e della capacit procreativa per i genitori dall al-tra. E questo senso di magico incontro tende anche a persistere nel tempocome uno dei collanti della relazione: spesso anche il bambino e l adolescen-te riferiscono di essere stati scelti dai genitori adottivi e preferiti tra moltialtri, proprio a compensare (attraverso una difesa narcisistica riparativa) laferita del rifiuto o dell abbandono dinamica drammaticamente assente, invece, in moltissime dellestorie di ragazzi restituiti intervistati per questa ricerca.


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