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Letteratura italiana EinaudiLe confessionidi un italianodi Ippolito NievoEdizione di riferimento:Einaudi, Torino 1964 Letteratura italiana EinaudiCapitolo primo1 Capitolo secondo52 Capitolo terzo106 Capitolo quarto152 Capitolo quinto200 Capitolo sesto255 Capitolo settimo303 Capitolo ottavo348 Capitolo nono399 Capitolo decimo445 Capitolo decimoprimo484 Capitolo decimosecondo527 Capitolo decimoterzo572 Capitolo decimoquarto607 Capitolo decimoquinto646 Capitolo decimosesto685 Capitolo decimosettimo732 Capitolo decimottavo754 Capitolo decimonono803 Capitolo ventesimo872 Capitolo ventesimoprimo938 Capitolo ventesimosecondo981 Capitolo ventesimoterzo1027 SommarioLetteratura italiana Einaudi1 Letteratura italiana EinaudiCAPITOLO PRIMOO vvero breve introduzione sui motivi di queste mie Confessio-ni.

Ippolito Nievo - Le confessioni di un italiano operazioni e le sorti progressive furono, come ogni altra cosa umana, miste di bene e di male: e se non fosse sfog-

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1 Letteratura italiana EinaudiLe confessionidi un italianodi Ippolito NievoEdizione di riferimento:Einaudi, Torino 1964 Letteratura italiana EinaudiCapitolo primo1 Capitolo secondo52 Capitolo terzo106 Capitolo quarto152 Capitolo quinto200 Capitolo sesto255 Capitolo settimo303 Capitolo ottavo348 Capitolo nono399 Capitolo decimo445 Capitolo decimoprimo484 Capitolo decimosecondo527 Capitolo decimoterzo572 Capitolo decimoquarto607 Capitolo decimoquinto646 Capitolo decimosesto685 Capitolo decimosettimo732 Capitolo decimottavo754 Capitolo decimonono803 Capitolo ventesimo872 Capitolo ventesimoprimo938 Capitolo ventesimosecondo981 Capitolo ventesimoterzo1027 SommarioLetteratura italiana Einaudi1 Letteratura italiana EinaudiCAPITOLO PRIMOO vvero breve introduzione sui motivi di queste mie Confessio-ni.

2 Sul famoso castello di Fratta dove passai la mia infanzia, sul-la cucina del prelodato castello, nonch sui padroni, sui servitori,sugli ospiti e sui gatti che lo abitavano verso il 1780. Prima inva-sione di personaggi; interrotta qua e l da molte savie considera-zioni sulla Repubblica Veneta, sugli ordinamenti civili e militarid allora, e sul significato che si dava in Italia alla parolapatria,allo scadere del secolo nacqui veneziano ai 18 ottobre del 1775, giornodell evangelista san Luca; e morr per la grazia di Dioitaliano quando lo vorr quella Provvidenza che governamisteriosamente il la morale della mia vita. E siccome questa mora-le non fui io ma i tempi che l hanno fatta, cos mi vennein mente che descrivere ingenuamente quest azione deitempi sopra la vita d un uomo potesse recare qualcheutilit a coloro, che da altri tempi son destinati a sentirele conseguenze meno imperfette di quei primi vecchio oramai pi che ottuagenario nell annoche corre dell era cristiana 1858; e pur giovine di cuoreforse meglio che nol fossi mai nella combattuta giovi-nezza, e nella stanchissima virilit.

3 Molto vissi e soffersi;ma non mi vennero meno quei conforti, che, sconosciutile pi volte di mezzo alle tribolazioni che sempre paionosoverchie alla smoderatezza e cascaggine umana, pursollevano l anima alla serenit della pace e della speran-za quando tornano poi alla memoria quali veramente so-no, talismani invincibili contro ogni avversa fortuna. In-tendo quegli affetti e quelle opinioni, che anzich prender norma dalle vicende esteriori comandano vitto-riosamente ad esse e se ne fanno agone di operose batta-glie. La mia indole, l ingegno, la prima educazione e leIppolito Nievo - Le confessioni di un italianooperazioni e le sorti progressive furono, come ogni altracosa umana, miste di bene e di male: e se non fosse sfog-gio indiscreto di modestia potrei anco aggiungere che inpunto a merito abbond piuttosto il male che il in tutto ci nulla sarebbe di strano o degno da esserenarrato, se la mia vita non correva a cavalcione di questidue secoli che resteranno un tempo assai memorabilemassime nella storia italiana.

4 Infatti fu in questo mezzoche diedero primo frutto di fecondit reale quelle spe-culazioni politiche che dal milletrecento al millesette-cento traspirarono dalle opere di Dante, di Macchiavel-lo, di Filicaia, di Vico e di tanti altri che non soccorronoora alla mia mediocre coltura e quasi ignoranza lettera-ria. La circostanza, altri direbbe la sventura, di aver vis-suto in questi anni mi ha dunque indotto nel divisamen-to di scrivere quanto ho veduto sentito fatto e provatodalla prima infanzia al cominciare della vecchiaia, quan-do gli acciacchi dell et , la condiscendenza ai pi giova-ni, la temperanza delle opinioni senili e, diciamolo an-che, l esperienza di molte e molte disgrazie in questiultimi anni mi ridussero a quella dimora campestre doveaveva assistito all ultimo e ridicolo atto del gran drammafeudale.

5 N il mio semplice racconto rispetto alla storiaha diversa importanza di quella che avrebbe una notaapposta da ignota mano contemporanea alle rivelazionid un antichissimo codice. L attivit privata d un uomoche non fu n tanto avara da trincerarsi in se stessa con-tro le miserie comuni, n tanto stoica da opporsi delibe-ratamente ad esse, n tanto sapiente o superba da tra-scurarle disprezzandole, mi pare in alcun modoriflettere l attivit comune e nazionale che la assorbe;come il cader d una goccia rappresenta la direzione del-la pioggia. Cos l esposizione de casi miei sar quasi unesemplare di quelle innumerevoli sorti individuali chedallo sfasciarsi dei vecchi ordinamenti politici al raffaz-zonarsi dei presenti composero la gran sorte nazionale2 Letteratura italiana Einaudiitaliana.

6 Mi sbaglier forse, ma meditando dietro essipotranno alcuni giovani sbaldanzirsi dalle pericolose lu-singhe, e taluni anche infervorarsi nell opera lentamentema durevolmente avviata, e molti poi fermare in nonmutabili credenze quelle vaghe aspirazioni che fanno lo-ro tentar cento vie prima di trovare quell una che li con-duca nella vera pratica del ministero civile. Cos almenoparve a me in tutti i nove anni nei quali a sbalzi e comesuggerivano l estro e la memoria venni scrivendo questenote. Le quali incominciate con fede pertinace alla serad una grande sconfitta e condotte a termine traversouna lunga espiazione in questi anni di rinata operosit ,contribuirono alquanto a persuadermi del maggior ner-bo e delle pi legittime speranze nei presenti, collo spet-tacolo delle debolezze e delle malvagit ora, prima di prendere a trascriverle, volli conqueste poche righe di proemio definire e sanzionar me-glio quel pensiero che a me gi vecchio e non letteratocerc forse indarno insegnare la malagevole arte delloscrivere.

7 Ma gi la chiarezza delle idee, la semplicit deisentimenti, e la verit della storia mi saranno scusa e pi ancora supplemento alla mancanza di retorica: la simpa-tia de buoni lettori mi terr vece di limitare della tomba, gi omai solo nel mondo, ab-bandonato cos dagli amici che dai nemici, senza timorie senza speranze che non siano eterne, libero per l et daquelle passioni che sovente pur troppo deviarono dalretto sentiero i miei giudizi, e dalle caduche lusinghedella mia non temeraria ambizione, un solo frutto rac-colsi della mia vita, la pace dell animo. In questa vivocontento, in questa mi affido; questa io addito ai mieifratelli pi giovani come il pi invidiabile tesoro, e l uni-co scudo per difendersi contro gli adescamenti dei falsiamici, le frodi dei vili e le soperchierie dei altra asseveranza deggio io fare, alla quale la voced un ottuagenario sar forse per dare alcuna autorit ; eIppolito Nievo - Le confessioni di un italiano3 Letteratura italiana EinaudiIppolito Nievo - Le confessioni di un italianoquesta , che la vita fu da me sperimentata un bene; ovel umilt ci consenta di considerare noi stessi come artefi-ci infinitesimali della vita mondiale, e la rettitudinedell animo ci avvezzi a riputare il bene di molti altri su-periore di gran lunga al bene di noi soli.

8 La mia esisten-za temporale, come uomo, tocca omai al suo termine;contento del bene che operai, e sicuro di aver riparatoper quanto stette in me al male commesso, non ho altrasperanza ed altra fede senonch essa sbocchi e siconfonda oggimai nel gran mare dell essere. La pace dicui godo ora, come quel golfo misterioso in fondo alquale l ardito navigatore trova un passaggio per l oceanoinfinitamente calmo dell eternit . Ma il pensiero, primadi tuffarsi in quel tempo che non avr pi differenza ditempi, si slancia ancora una volta nel futuro degli uomi-ni; e ad essi lega fidente le proprie colpe da espiare, leproprie speranze da raccogliere, i propri voti da vissi i miei primi anni nel castello di Fratta, il qualeadesso nulla pi d un mucchio di rovine donde i con-tadini traggono a lor grado sassi e rottami per le fondedei gelsi; ma l era a quei tempi un gran caseggiato contorri e torricelle, un gran ponte levatoio scassinato dallavecchiaia e i pi bei finestroni gotici che si potessero ve-dere tra il Lemene e il Tagliamento.

9 In tutti i miei viagginon mi mai accaduto di veder fabbrica che disegnassesul terreno una pi bizzarra figura, n che avesse spigoli,cantoni, rientrature e sporgenze da far meglio contentitutti i punti cardinali ed intermedi della rosa dei angoli poi erano combinati con s ardita fantasia, chenon n avea uno che vantasse il suo compagno; sicch adarchitettarli o non s era adoperata la squadra, o vi eranostancate tutte quelle che ingombrano lo studio d un in-gegnere. Il castello stava sicuro a meraviglia tra profon-dissimi fossati dove pascevano le pecore quando non vicantavano le rane; ma l edera temporeggiatrice era ve-4 Letteratura italiana EinaudiIppolito Nievo - Le confessioni di un italiano5 Letteratura italiana Einaudinuta investendolo per le sue strade coperte; e spunta diqua e inerpica di l , avea finito col fargli addosso tali pa-ramenti d arabeschi e festoni che non si discerneva pi ilcolore rossigno delle muraglie di cotto.

10 Nessuno si so-gnava di por mano in quel manto venerabile dell anticadimora signorile, e appena le imposte sbattute dalla tra-montana s arrischiavano talvolta di scompigliarne qual-che frangia cadente. Un altra anomalia di quel fabbrica-to era la moltitudine dei fumaiuoli; i quali alla lontanagli davano l aspetto d una scacchiera a mezza partita ecerto se gli antichi signori contavano un solo armigeroper camino, quello doveva essere il castello meglio guer-nito della Cristianit . Del resto i cortili dai grandi porti-cati pieni di fango e di pollerie rispondevano col loro in-terno disordine alla promessa delle facciate; e perfino ilcampanile della cappella portava schiacciata la pigna dairipetuti saluti del fulmine. Ma la perseveranza va inqualche modo gratificata, e siccome non mugolava maiun temporale senzach la chioccia campanella del ca-stello non gli desse il benarrivato, cos era suo dovere ilrendergli cortesia con qualche saetta.


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