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Cicerone - Dei Doveri

Marco Tullio Cicerone Dei Doveri Edizione Acrobat a cura di Patrizio Sanasi ( ) 2 LIBRO I 1 vero the tu, o figlio Marco, gi da un anno scolaro di Cratippo, ed in Atene, devi essere di gran lunga fornito di precetti a principi filosofici per la grande rinomanza del maestro a della citt , 1'uno dei quali ti pu arricchire col suo sapere, 1'altra con i suoi esempi. Tuttavia, come io congiunsi sempre per mio profitto le lettere latine alle greche, non solo nello studio della filosofia, ma anche nell'esercizio dell'eloquenza, cos penso the lo debba fare la stessa cosa, per essere ugualmente esperto nell'uso dell'una a dell'altra lingua. Nel che penso di avere arrecato grande giovamento ai nostri connazionali, cos the non solo gli inesperti del greco, ma anche gli esperti ritengono d'avere conseguito un qualche profitto nel parlare a nel pensare.

Marco Tullio Cicerone Dei doveri Edizione Acrobat a cura di Patrizio Sanasi (www.bibliomania.it)

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Transcription of Cicerone - Dei Doveri

1 Marco Tullio Cicerone Dei Doveri Edizione Acrobat a cura di Patrizio Sanasi ( ) 2 LIBRO I 1 vero the tu, o figlio Marco, gi da un anno scolaro di Cratippo, ed in Atene, devi essere di gran lunga fornito di precetti a principi filosofici per la grande rinomanza del maestro a della citt , 1'uno dei quali ti pu arricchire col suo sapere, 1'altra con i suoi esempi. Tuttavia, come io congiunsi sempre per mio profitto le lettere latine alle greche, non solo nello studio della filosofia, ma anche nell'esercizio dell'eloquenza, cos penso the lo debba fare la stessa cosa, per essere ugualmente esperto nell'uso dell'una a dell'altra lingua. Nel che penso di avere arrecato grande giovamento ai nostri connazionali, cos the non solo gli inesperti del greco, ma anche gli esperti ritengono d'avere conseguito un qualche profitto nel parlare a nel pensare.

2 2 Tu apprenderai dunque dal principe dei filosofi contemporanei, e apprenderai fintanto che vorrai; e dovrai volerlo fintanto che non sarai scontento del tuo profitto; ma tuttavia, leggendo le cose mie, che non discordano gran che dai Peripatetici, giacch gli uni e gli altri vogliamo essere Socratic e Platonici, tu, quanto alle dottrine, userai liberamente del tuo giudizio (io non voglio impedirtelo affatto), ma, leggendo le cose mie, renderai certamente pi forte e pi ricco il tuo stile latino. E non vorrei che questa mia affermazione ti suonasse arrogante. Pur concedendo a molti la scienza del filosofare, se io rivendico a me ci che proprio dell'oratore, cio il parlare con propriet , con chiarezza, con eleganza, credo di poterlo fare in certo qual modo con pieno diritto, giacch , in quello studio, io ho consumato tutta la mia vita. 3 Perci , mio Cicerone , ti esorto vivamente a leggere con attenzione non solo le mie orazioni, ma anche questi libri di filosofia, the quasi a quelle sono pari per numero: in quelle v' maggior vigore oratorio, ma deve essere anche coltivato questo modo di parlare uniforme a temperato.

3 E mi sembra the a nessuno dei Greci sia finora riuscito di ottenere buon successo nell'uno e nell'altro genere, coltivando il genere forense a la discussione piana; a meno the non mettiamo in questo numero Demetrio Falereo, ragionatore sottile, oratore di poco nerbo, garbato tuttavia, cos the puoi riconoscere in lui il discepolo di Teofrasto5. Altri giudichi quali progressi io abbia fatto nell'uno a nell'altro genere: ma li ho coltivati entrambi. 4 Per parte mia, io credo che Platone, se avesse voluto trattare il genere forense, sarebbe diventato un potentissimo ed eloquentissimo oratore, e che Demostene se avesse ritenuto le dottrine apprese da Platone, e avesse voluto esporle, l'avrebbe fatto con molta eleganza e splendore; e lo stesso giudizio io faccio di Aristotele e di Isocrate; se non che l'uno e l'altro, innamorato della propria disciplina, tenne in poco conto quella dell'altro.

4 Avendo ora deliberato di scrivere per lo alcune cose, e 2 molte altre in seguito, ho voluto innanzi tutto cominciare da ci the fosse maggiormente conveniente alla tua et ed alla mia autorit . Sebbene infatti molte siano le questioni filosofiche importanti ed utili accuratamente ed ampiamente discusse dai filosofi, credo the abbiano grandissima estensione i precetti tramandati da quelli intorno ai Doveri . Nessuna azione della nostra vita, si tratti di atti pubblici a privati, forensi a domestici, di rapporti con noi stessi a con altri, esente dal dovere; anzi nell'osservanza a nella trascuratezza di questo si pone tutta 1'onorevolezza a la infamia della vita. 5 Anzi, come nell'adempimento del dovere consiste tutta l'onest della vita, cosi nell'inosservanza di che ardisca chiamarsi filosofo, senza dare alcun precetto d'ordine morale? Ma ci sono alcune scuole che, con la loro definizione del sommo bene e del sommo male, sovvertono ogni moralit.

5 Chi definisce il sommo bene come affatto disgiunto dalla virt , e lo misura non col criterio dell'onest , ma con quello del proprio vantaggio, costui, se vuol esser coerente a se stesso, e non vinto talora dalla bont della propria indole, non potr coltivare n l'amicizia, n la giustizia, n la liberalit : certo non pu essere in alcun modo forte, giudicando sommo male il dolore, n temperante, ponendo come sommo bene il piacere. 6 Le quali cose altrove ho trattato, sebbene esse siano chiare a non abbiano bisogno d'essere filosofie dunque, se vogliono essere coerenti a se stesse, non ragionino intorno al dovere; sul quale non si possono dare precetti saldi, stabili, conformi alla natura, se non da quelli the dicono the solo ci the moralmente onorevole deve essere ricercato, per se stesso a sopra ogni altra cosa. Agli stoici, agli accademici, ai peripatetici spetta di diritto il dare precetti sui Doveri , poich gi da tempo stata confutata 1'opinione di Aristone, di Pirrone a di Erillo.

6 Anche questi tuttavia avrebbero diritto di parlare sui Doveri , se avessero mantenuto un qualche criterio di scelta fra le cose the lasciasse adito a determinare 1'idea del dovere. Seguir dunque in questa circostanza ed in questo argomento soprattutto gli stoici, non come espositore, ma attinger , come sono solito, alle loro fonti, liberamente quanto a come riterr opportuno. 7 Ora, poich tutto il mio ragionamento si aggirer intorno al dovere, mi piace definir prima l'essenza del dovere; e mi meraviglio che Panezio abbia trascurato questo punto. Ogni trattazione, infatti, che s'imprenda metodicamente su qualche argomento, deve partire dalla definizione, perch ben si comprenda qual l'oggetto di cui si discute. La dottrina del dovere abbraccia due punti: uno riguarda teoricamente il sommo bene, 1'altro i precetti, con i quali si pu regolare praticamente la vita.

7 Appartengono al primo queste questioni: se vi sono Doveri assoluti, se ve ne sono pi importanti di altri, ed altre questioni del medesimo genere. Sebbene questi Doveri , dei quali si danno precetti, riguardino anch'essi il sommo bene, tuttavia ci non appare chiaro, perch sembra the essi abbiano attinenza piuttosto alla condotta pratica della vita: a di questo secondo punto io tratter in questi libri. 8 Ma c' anche un'altra divisione del dovere. C' infatti il cosi detto dovere mezzano o comune e c' quello che si chiama assoluto. Il dovere assoluto possiamo anche chiamarlo, se non erro, perfetto, poich i Greci lo chiamano Katorthoma, mentre chiamano Kathekon il dovere comune. E dei due Doveri danno questa definizione: definiscono 3dovere assoluto l'assoluta rettitudine, mentre chiamano dovere mezzano quello del cui adempimento si pu dare una plausibile ragione.

8 9 Tre dunque, secondo Panezio, sono i casi the si presentano, quando si deve prendere una deliberazione. Riflettere cio se sia onorevole o turpe a farsi ci the argomento di deliberazione: nella quale considerazione spesso gli animi ondeggiano in opposti pensieri. Ricercare poi ed esaminare se 1'argomento preso in considerazione possa arrecare o no le comodit a le giocondit della vita, gli averi, il benessere, il credito a il potere, con i quali portiamo giovamento a noi stessi ed ai nostri; la quale deliberazione rientra nel campo dell'utile. Si infine incerti nel deliberare, quando ci the sembra utile contrasta con ci the moralmente onorevole: mentre infatti 1'utilit ci trascina verso di s a 1'onest anche ci chiama a s , avviene the il nostro animo vacilli nel prendere una decisione a rimanga perplesso fra opposti pensieri. 10 Ora, questa divisione, bench sia gravissimo difetto trascurar qualche cosa nel dividere un argomento, trascura ben due elementi.

9 Giacch non si suol gi deliberare soltanto se un partito sia onesto o disonesto, ma anche, postici innanzi due partiti onesti, quale dei due sia pi onesto; e, allo stesso modo, postici innanzi due partiti utili, quale dei due sia pi utile. Si trova cosi che quella materia, che Panezio reput triplice, deve invece distribuirsi in cinque parti. Prima di tutto, adunque, si dovr ragionare dell'onest , ma sotto due aspetti; poi, con lo stesso metodo, dell'utile; infine si dovranno confrontare tra loro questi due principi. 11 Anzitutto a tutti gli esseri viventi la natura ha dato l'istinto di conservare se stessi, la vita ed il corpo, di evitare tutto ci the pu nuocere, a di ricercare a procacciare le cose necessarie al sostentamento della vita, come il cibo, il ricovero ed altre cose dello stesso genere. Ugualmente comune a tutti l'istinto di procreare a la cura della prole.

10 Ma fra 1'uomo a la bestia v' grandissima differenza. La bestia, solo in quanto stimolata dal senso, conforma le sue attitudini a ci the vicino a presente, poco affatto curandosi del passato o del futuro. L'uomo invece, poich dotato di ragione a per mezzo di quella in grado di cogliere le concatenazioni, vede le cause delle cose, non ne ignora i prodromi a per cos dire gli antecedenti, confronta le cose simili a congiunge intimamente le cose future alle presenti, pu facilmente vedere tutto il corso della vita a preparare le cose necessarie per viverla. 12 Oltre a ci la natura, con la forza della ragione, concilia l'uomo all'uomo in comunione di linguaggio e di vita; soprattutto genera in lui un singolare e meraviglioso amore per le proprie creature; spinge la sua volont a creare e a godere associazioni e consorzi umani, e sollecita il suo ardore a procacciarsi tutto ci che occorre al sostentamento e all'affinamento della vita, non solo per s , ma anche per la moglie, per i figli e per tutti gli altri a cui porta affetto e a cui deve protezione.


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