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Eneide - Liber Liber

Publius Vergilius Maro (Virgilio). Eneide Questo e-book stato realizzato anche grazie al sostegno di: E-text Editoria, Web design, Multimedia QUESTO E-BOOK: TITOLO: Eneide AUTORE: Publius Vergilius Maro (Virgilio). TRADUTTORE: Annibal Caro CURATORE: NOTE: L'opera di Virgilio qui pubblicata stata tradotta da Annibal Caro (1507-1566) che volontariamente ha stravolto l'originale (nei vv. 772-782), inserendo nel testo un episodio legato alle satire dei villani. DIRITTI D'AUTORE: no LICENZA: questo testo distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: TRATTO DA: L' Eneide di Virgilio nella traduzione di Annibal Caro Ulrico Hoepli Editore Milano 1991. CODICE ISBN: 88-203-1919-5. 1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 21 luglio 1998. INDICE DI AFFIDABILITA': 1. 0: affidabilit bassa 1: affidabilit media 2: affidabilit buona 3: affidabilit ottima ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO: Amedeo Marchini REVISIONE: Enrico Flaiani, PUBBLICATO DA: Alberto Barberi Informazioni sul "progetto Manuzio".

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1 Publius Vergilius Maro (Virgilio). Eneide Questo e-book stato realizzato anche grazie al sostegno di: E-text Editoria, Web design, Multimedia QUESTO E-BOOK: TITOLO: Eneide AUTORE: Publius Vergilius Maro (Virgilio). TRADUTTORE: Annibal Caro CURATORE: NOTE: L'opera di Virgilio qui pubblicata stata tradotta da Annibal Caro (1507-1566) che volontariamente ha stravolto l'originale (nei vv. 772-782), inserendo nel testo un episodio legato alle satire dei villani. DIRITTI D'AUTORE: no LICENZA: questo testo distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: TRATTO DA: L' Eneide di Virgilio nella traduzione di Annibal Caro Ulrico Hoepli Editore Milano 1991. CODICE ISBN: 88-203-1919-5. 1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 21 luglio 1998. INDICE DI AFFIDABILITA': 1. 0: affidabilit bassa 1: affidabilit media 2: affidabilit buona 3: affidabilit ottima ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO: Amedeo Marchini REVISIONE: Enrico Flaiani, PUBBLICATO DA: Alberto Barberi Informazioni sul "progetto Manuzio".

2 Il "progetto Manuzio" una iniziativa dell'associazione culturale Liber Liber . Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito Internet: Aiuta anche tu il "progetto Manuzio". Se questo "libro elettronico" stato di tuo gradimento, o se condividi le finalit del "progetto Manuzio", invia una donazione a Liber Liber . Il tuo sostegno ci aiuter a far crescere ulteriormente la nostra biblioteca. Qui le istruzioni: 2. Eneide . di Virgilio Trad. di Annibal Caro LIBRO PRIMO. Quell'io che gi tra selve e tra pastori di Titiro sonai l'umil sampogna, e che, de' boschi uscendo. a mano a mano fei pingui e c lti i campi, e pieni i v ti d'ogn'ingordo colono, opra che forse agli agricoli grata; ora di Marte L'armi canto e 'l valor del grand'eroe che pria da Troia, per destino, a i liti d'Italia e di Lavinio errando venne;. e quanto err , quanto sofferse, in quanti e di terra e di mar perigli incorse, come il traea l'insuperabil forza del cielo, e di Giunon l'ira tenace.

3 E con che dura e sanguinosa guerra fond la sua cittade, e gli suoi d i ripose in Lazio: onde cotanto crebbe il nome de' Latini, il regno d'Alba, e le mura e l'imperio alto di Roma. Musa, tu che di ci sai le cagioni, tu le mi detta. Qual dolor, qual onta fece la dea ch' pur donna e regina de gli altri d i, s nequitosa ed empia contra un s pio? Qual suo nume l'espose per tanti casi a tanti affanni? Ahi! tanto possono ancor l su l'ire e gli sdegni? Grande, antica, possente e bellicosa colonia de' Fenici era Cartago, posta da lunge incontr'Italia e 'ncontra a la foce del Tebro: a Giunon cara s , che le f r men care ed Argo e Samo. Qui pose l'armi sue, qui pose il carro, qui di porre avea gi disegno e cura (se tale era il suo fato) il maggior seggio, e lo scettro anco universal del mondo. Ma gi contezza avea ch'era di Troia per uscire una gente, onde vedrebbe le sue torri superbe a terra sparse, e de la sua ruina alzarsi in tanto, tanto avanzar d'orgoglio e di potenza, che ancor de l'universo imperio avrebbe: tal de le Parche la volubil rota girar saldo decreto.

4 Ella, che t ma avea di ci , non posto anco in oblio come, a difesa de' suoi cari Argivi, fosse a Troia acerbissima guerriera, ripetendone i semi e le cagioni, se ne sentia nel cor profondamente or di Pari il giudicio, or l'arroganza d'Ant gone, il conc bito d'Elettra, lo scorno d'Ebe, alfin di Ganimede e la rapina e i non dovuti onori. Da tante, oltre al timor, faville accesa, quei pochi afflitti e miseri Troiani ch'avanzaro agl'incendi, a le ruine, al mare, ai Greci, al dispietato Achille, tenea lunge dal Lazio; onde gran tempo, combattuti da' v nti e dal destino, per tutti i mari and r raminghi e sparsi: di s gravoso affar, di s gran mole fu dar principio a la romana gente. Eran di poco, e del cospetto a pena de la Sicilia navigando usciti, e gi , preso de l'alto, a piene vele se ne gian baldanzosi, e con le prore e co' remi facean l'onde spumose, quando, punta Giunon d'amara doglia: Dunque, - disse - ch'io ceda? e che di Troia venga a signoreggiar Italia un re, ch'io nol distorni?

5 Oh, mi son contra i fati! Mi sieno: os pur Pallade, e poteo ardere e soffocar gi degli Argivi tanti navili, e tanti corpi ancidere per lieve colpa e folle amor d'un solo, Aiace d'O l o. Contra costui ella stessa vibr di Giove il t lo gi dalle nubi; ella commosse i v nti e turb 'l mare, e i suoi legni disperse: e quando ei gi dal fulminato petto sangue e fiamme anelava, a tale un turbo in preda il di , che per acuti scogli miserabil ne fe' rapina e scempio. Tanto pu Palla? Ed io, io de gli d i regina, io sposa del gran Giove e suora, son di quest'una gente omai tant'anni nimica in vano? E chi pi de' mortali sar che mi sacrifichi, e m'adori? . Ci fra suo cor la dea fremendo ancora, giunse in E lia, di procelle e d' ustri e de le furie lor patria feconda. Eolo suo re, ch'ivi in un antro immenso le sonore tempeste e i tempestosi v nti, s com' d'uopo, affrena e regge. 4. Eglino impetuosi e ribellanti tal fra lor fanno e per quei chiostri un fremito, che ne trema la terra e n'urla il monte.

6 Ed ei lor sopra, realmente adorno di corona e di scettro, in alto assiso, l'ira e gl'impeti lor mitiga e molce. Se ci non fosse, il mar, la terra e 'l cielo lacerati da lor, confusi e sparsi con essi andrian per lo gran vano a volo;. ma la possa maggior del padre eterno provvide a tanto mal serragli e tenebre d'abissi e di caverne; e moli e monti lor sopra impose; ed a re tale il freno ne di , ch'ei ne potesse or questi or quelli con certa legge o rattenere o spingere. A cui davanti l'orgogliosa Giuno allor um le e supplichevol disse: E lo, poi che 'l gran padre del cielo a tanto ministerio ti prepose di correggere i v nti e turbar l'onde, gente inimica a me, mal grado mio, naviga il mar Tirreno; e giunta a vista gi d'Italia, al cui reame aspira;. e d'Ilio le reliquie, anzi Ilio tutto seco v'adduce e i suoi vinti Penati. Sciogli, spingi i tuoi v nti, gonfia l'onde, aggiragli, confondigli, sommergigli, o dispergigli almeno. Appo me sono sette e sette leggiadre ninfe e belle.

7 E di tutte pi bella e pi leggiadra Deiop a. Costei vogl'io, per merto di ci , che sia tua sposa; e che tu seco di nodo indissolubile congiunto, viva lieto mai sempre, e ne divenga padre di bella e di te degna prole . Eolo a rincontro: A te, regina, - disse - conviensi che tu scopra i tuoi desiri, ed a me ch'io gli adempia. Io ci che sono son qui per te. Tu mi fai Giove amico, tu mi d i questo scettro e questo regno;. se re pu dirsi un che comandi a' v nti. Io, tua merc , su co' celesti a mensa nel ciel m'assido; e co' mortali in terra son di nembi possente e di tempeste . Cos dicendo, al cavernoso monte con lo scettro d'un urto il fianco aperse, onde repente a stuolo i v nti usciro. Avean gi co' lor turbini ripieni di polve e di tumulto i colli e i campi, quando quasi in un gruppo ed Euro e Noto s'avventaron nel mare, e fin da l'imo lo turb r s , che ne f r valli e monti;. 5. monti, ch'al ciel, quasi di neve aspersi, sorti l'un dopo l'altro, a mille a mille volgendo, se ne gian caduchi e mobili con suono e con ruina i liti a frangere.

8 Il grido, lo stridore, il cigolare de' legni, de le sarte e de le genti, i nugoli che 'l cielo e 'l d velavano, la buia notte, ond'era il mar coverto, i tuoni, i lampi spaventosi e spessi, tutto ci che s'udia, ci che vedevasi rappresentava orror, perigli e morte. Smarrissi Enea di tanto, e tale un gelo sentissi, che tremante al ciel si volse con le man giunte, e sospirando disse: O mille volte fortunati e mille color che sotto Troia e nel cospetto de' padri e de la patria ebbero in sorte di morir combattendo! O di Tid o fortissimo figliuol, ch'io non potessi cader per le tue mani, e lasciar ivi questa vita affannosa, ove lasciolla vinto per man del bellicoso Achille, Ettor famoso e Sarpedonte altero? E se d'acqua perire era il mio fato, perch non dove Xanto o Simoenta volgon tant'armi e tanti corpi nobili? . Cos dicea; quand'ecco d'Aquilone una buffa a rincontro, che stridendo squarci la vela, e 'l mar spinse a le stelle, Fiacc rsi i remi; e l 've era la prua, girossi il fianco; e d'acqua un monte intanto venne come dal cielo a cader gi.

9 Pendono or questi or quelli a l'onde in cima;. or a questi or a quei s'apre la terra fra due liquidi monti, ove l'arena, non men ch'ai liti, si raggira e ferve. Tre ne furon dal Noto a l'Are spinte;. - Are chiaman gli Ausoni un sasso alpestro da l'altezza de l'onde allor celato, che sorgea primo in alto mare altissimo - e tre ne f r dal pelago a le Sirti, (miserabile aspetto) ne le secche tratte da l'Euro, e ne l'arene immerse. Una, che 'l carco avea del fido Oronte con le genti di Licia, avanti agli occhi di lui per . Venne da Bora un'onda, anzi un mar, che da poppa in guisa urtolla, che 'l temon fuori e 'l temonier ne spinse;. e lei gir s che 'l suo giro stesso le si fe' sotto e vortice e vorago, da cui rapita, vacillante e china, quasi stanco pal o, tre volte volta, 6. calossi gorgogliando, e s'affond . Gi per l'ondoso mar disperse e rare le navi e i naviganti si vedevano;. gi per tutto di Troia, a l'onde in preda, arme, tavole, arnesi a nuoto andavano;. gi quel ch'era pi valido e pi forte legno d'Il on o, gi quel d'Acate e quel d'Abante e quel del vecchio Alete, ed alfin tutti sconquassati, a l'onde micid ali aveano i fianchi aperti.

10 Quando, a tanto rumor, da l'antro uscito il gran Nettuno, e visto del suo regno rimescolarsi i pi riposti fondi: Oh - disse irato - ond' questa importuna tempesta? E graz oso il capo fuori trasse de l'onde; e rimirando intorno, per lo mar tutto dissipati e laceri vide i legni d'Enea; vide lo strazio de' suoi ch'a la tempesta, a la ruina e del mare e del cielo erano esposti. E ben conobbe in ci , come suo frate, che ne f ra cagion l'ira e la froda de l'empia Giuno. Euro a s chiama e Zefiro, e 'n tal guisa acremente li rampogna: Tanta ancor tracotanza in voi s'alletta, razza perversa? Voi, voi, senza me, nel regno mio la terra e 'l ciel confondere, e far nel mare un s gran moto osate? Io vi far .. Ma di mestiero prima abbonazzar quest'onde. Altra fiata in altra guisa il fio mi pagherete del fallir vostro. Via tosto di qua, spirti malvagi; e da mia parte dite al vostro re che questo regno e questo tridente mio, e che a me solo dato. Per lui sono i suoi sassi e le sue grotte, case degne di voi; quella sua reggia.


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